A.B.F decisione N. 1330 del 05 marzo 2014, Collegio di Milano

COLLEGIO DI MILANO

composto dai signori:

(MI) GAMBARO Presidente

(MI) LUCCHINI GUASTALLA Membro designato dalla Banca d’Italia

(MI) SANGIOVANNI Membro designato dalla Banca d’Italia

(MI) SANTORO Membro designato da Associazione rappresentativa degli intermediari

(MI) VELLUZZI Membro designato da Associazione rappresentativa dei clienti

Relatore SANGIOVANNI

Nella seduta del 23/01/2014 dopo aver esaminato:

  • il ricorso e la documentazione allegata
  • le controdeduzioni dell’intermediario e la relativa documentazione
  • la relazione della Segreteria tecnica

FATTO

Il  ricorrente  rappresenta  quanto segue.

Con reclamo presentato il 21/01/2013, e indirizzato sia  all’intermediario  che  al fornitore  del bene  per il cui acquisto egli aveva stipulato un contratto di credito al consumo, l’odierno ricorrente ha lamentato di non essere stato messo in condizione  di  pagare  tempestivamente  senza  maggiorazioni quanto contrattualmente dovuto a fronte dell’acquisto di una apparecchiatura di microfiltrazione dell’acqua domestica. In particolare, egli ha rappresentato che era  stata specificamente prevista e approvata in contratto la facoltà “per l’acquirente di estinguere anticipatamente quanto dovuto ai sensi di contratto entro il 31.12.2012, senza alcun onere a suo carico”, che ogni suo tentativo di concordare ed effettuare il  pagamento  del  dovuto  nei  tempi  stabiliti e senza maggiorazioni è risultato vano, e che l’intermediario gli ha chiesto, con lettera del 09/01/2013, il pagamento di una somma superiore di € 92,41 rispetto a quanto dovuto.

A fronte della risposta dell’intermediario, che ha dichiarato di  non  avere  mai  autorizzato l’introduzione di modifiche o l’inserimento di clausole ulteriori rispetto a quelle  prestampate  nel modulo contrattuale, e che le scritture contabili relative al contratto in parola non evidenziano irregolarità o errori di imputazione, il cliente si è rivolto all’ABF, illustrando quanto segue.

Il 21/09/2012 il ricorrente e sua moglie hanno acquistato, sottoscrivendo  un  contratto  presso  il proprio domicilio, un impianto di micro filtrazione dell’acqua domestica. L’incaricato  della  ditta  fornitrice ha respinto l’offerta di pagamento immediato  del  prezzo  concordato  a  mezzo  assegno non trasferibile, dichiarando che la formula di vendita adottata dalla sua ditta prevedeva l ’acquisto dell’impianto esclusivamente in abbinamento a un contestuale contratto di finanziamento con l’intermediario oggi convenuto, con facoltà di rientrare dal prestito in un arco temporale compreso      tra uno  e  cinque anni a  scelta del cliente.

Essendo effettivamente interessato all’acquisto del bene, il ricorrente ha ottenuto di subordinare la sottoscrizione del contratto di finanziamento predisposto dall’intermediario  all’aggiunta,  a  mano, della clausola “fatta salva la facoltà per l’acquirente di estinguere anticipatamente quanto dovuto ai sensi di contratto, entro il 31 dicembre 2012, senza alcun onere a suo carico”. Ha quindi convenuto con l’addetto alla vendita che il prezzo del bene,  definito in € 2.750,00,  potesse essere corrisposto   in unica soluzione entro 3 mesi (cioè entro il 31/12/2012) ovvero ratealmente.

Nei giorni successivi, a dimostrazione della volontà di saldare il prezzo convenuto al più presto e comunque prima della decorrenza del piano di ammortamento, prevista per il 28/12/2012,  ha  disposto un bonifico di € 500,00, a titolo di acconto, sul conto corrente del fornitore del bene, come indicato in fattura. Tale pagamento è stato «respinto» dal  fornitore  che,  tramite  una  sua  dipendente, consigliava di “emettere un bonifico totale prima della  scadenza  del  28/12/2012”  a favore  dell’intermediario finanziario.

Sono seguiti contatti telefonici, sia con il fornitore del bene  che  con  l’intermediario,  nel corso  dei quali l’odierno ricorrente ha più volte confermato di voler pagare immediatamente l’intero prezzo concordato; in particolare, a dipendenti dell’intermediario che pretendevano di  ottenere telefonicamente i dati del suo conto corrente bancario,  egli ha rappresentato la sua qualifica di ex   vice direttore generale di banca e di attuale consigliere di una banca, facendo presenti «le ragioni   che avrebbero reso quanto meno inopportuno rivolgersi a società terze  per  ottenere  un finanziamento  dell’entità [di  quello  in oggetto]».

Coerentemente con il proposito espresso, nei primi giorni del successivo mese di dicembre il ricorrente ha incaricato il direttore dell’agenzia della sua banca di  effettuare  il  pagamento  del  prezzo pattuito per il bene, in unica soluzione, a favore  dell’intermediario qui convenuto. Il  direttore  ha effettuato diversi tentativi – anche il presenza del ricorrente – di farsi indicare  gli  estremi  necessari a disporre il bonifico, con diversi interlocutori dell’intermediario, facendo presente a ciascuno la clausola aggiunta al contratto; ma, per motivi sempre diversi, non è mai stata fornita alcuna indicazione utile: «una volta il responsabile era in riunione, un’altra era ammalato e un’altra ancora era  in ferie,  sino poi, ridicolmente,  dichiarare  che “non  avevano e-mail per comunicare”».

Il 09/01/2013 l’intermediario ha comunicato che per l’estinzione del finanziamento era dovuta la somma di € 2.336,42, salvo buon fine degli addebiti RID del 28/12/2012 e del 28/01/2013: il totale ammontava a € 2.842,82, superiore al prezzo concordato, il che mostra che l’intermediario non ha tenuto in alcuna considerazione la clausola manualmente aggiunta al contratto e approvata.

Dopo aver risposto al reclamo nei termini sopra richiamati, e senza attendere l’eventuale proposizione del ricorso all’ABF da parte del cliente, il 25/03/2013 l’ufficio recupero crediti dell’intermediario ha informato il ricorrente che la sua posizione era stata affidata a una società di recupero crediti, e intimato il pagamento della rata di € 248,30 maggiorato delle spese di recupero      di € 30,00, consigliando di contattare la società incaricata “onde evitare eventuali o ulteriori segnalazioni nelle banche  dati che svolgono funzioni di tutela del  credito  […]”.

Ulteriori richieste di pagamento immediato, “onde evitare le prossime pesanti “sanzioni” […]”, sono state avanzate con telefonate del 30/04/2013 (alle ore 20:00) e dell’8/05/2013, e con lettera del 09/05/2013, quest’ultima contenente l’intimazione di pagamento “onde evitare ulteriori segnalazioni nelle banche dati […]”. Con altra telefonata del 20/05/2013, proveniente da un numero “privato”, un’incaricata dell’intermediario ha chiesto con toni minacciosi quale fosse la situazione  dei  pagamenti, e ha chiesto,  urlando, di sapere quando l’esponente  sarebbe  stato a casa.

Il ricorrente ha quindi indicato le violazioni che egli  individua  nel comportamento del fornitore del  bene e dell’intermediario: dell’art. 1342 c.c., perché egli si è determinato all’acquisto del bene in forza dell’approvazione della clausola aggiunta da parte dell’addetto alla vendita; dell’art. 1388 c.c. perché al cliente non può essere opposta una carenza di poteri da parte dell’incaricato alla vendita,  dal momento che le limitazioni a tali poteri sono note solo  al mandante  e  al mandatario; dell’art.  1398 c.c. per l’eventuale violazione dei propri poteri contrattuali da parte  del mandatario;  dell’art. 1366 c.c. per avere l’intermediario convenuto eccepito non tempestivamente  l’invalidità  della  clausola aggiunta, attendendo prima l’inizio della validità del contratto.

L’intermediario  rappresenta  quanto segue. L’intermediario ha ribadito di non avere mai autorizzato l’introduzione di modifiche unilaterali al contratto a mezzo del convenzionato [fornitore del bene], né clausole ultronee rispetto a quelle presenti nel modulo contrattuale  prestampato.  Tale  prassi  esulerebbe  completamente  dai  poteri del convenzionato, cui non sono riconosciuti poteri di rappresentare la finanziaria, «non  trattandosi    di  intermediario finanziario». In proposito, l’intermediario ha osservato che l’art. 1342 c.c., invocato  dal  cliente,  sancisce  la  validità di clausole aggiunte ai contratti conclusi mediante formulari a condizione che sussista  l’accordo di entrambe le parti; tuttavia esso intermediario era assente alla stipula del contratto in oggetto, che reca infatti le sole firme del cliente e dell’addetto alla vendita, per cui tale clausola non può dirsi valida, pena  la violazione  dell’art. 1372, comma  2, c.c.

Inoltre, l’intermediario non sarebbe stato nelle condizioni di conoscere il contenuto  di  tale  pattuizione, posto che la copia della proposta di finanziamento  inoltratale  dal  convenzionato  contiene un mero richiamo a quanto previsto sull’originale sottoscritto dal  ricorrente.  L’unico  contratto valido sarebbe, pertanto, quello accettato da entrambe le parti. Anche la richiesta risarcitoria sarebbe infondata, perché non sarebbe dato sapere  con  certezza  se  la condotta  dell’intermediario  abbia effettivamente  cagionato  danni, ed eventualmente quali.

Nelle repliche il ricorrente ha rappresentato che il fornitore del bene non si è limitato a mettere in relazione le due parti per promuovere la conclusione del contratto, ma lo ha concluso esso stesso, discutendone l’intestazione, la durata, nonché la modifica proposta e poi accettata, e consentendo l’inserimento di quest’ultima nel testo prestampato; tutto ciò, evidentemente, in base a poteri conferitigli dall’intermediario,  i cui limiti il cliente non  poteva  conoscere.

Inoltre l’intermediario, che nei giorni successivi aveva contattato il ricorrente per conoscere ulteriori dati, era stato messo al corrente della sua intenzione di pagare immediatamente  la somma  definita per l’acquisto del bene senza alcun onere aggiuntivo, come precisato in  contratto,  ma  aveva  ignorato  del tutto  tale informazione.

Ad avviso del ricorrente, se la clausola in oggetto non poteva essere inserita, manca una valida conclusione del contratto perché proposta e accettazione non coincidono; in caso contrario esso è efficace per intero,  compresa  la  clausola di cui si discute.

Con riferimento alle osservazioni di parte resistente circa l’asserita infondatezza della richiesta di risarcimento danni, il ricorrente ha ribadito tale richiesta rappresentando che un ’altra banca  ha respinto la sua richiesta di un finanziamento di € 50.000,00 per  la  durata  di  36  mesi,  avendo rilevato la segnalazione del suo nominativo in CRIF come “cattivo pagatore” in relazione  a  un “prestito finalizzato presso altro istituto/finanziaria, decorrenza 21/09/2012, durata 12 mesi, rata mensile 242,00 euro, in  arretrato di 6 rate al 31  agosto 2013”. La comunicazione interna della   banca, indirizzata per conoscenza al ricorrente, è stata prodotta in allegato alla replica.

Il ricorrente ha  chiesto che il  Collegio:

  • riconosca valida la clausola aggiunta manualmente  in  calce al formulario  di contratto;
  • riconosca conseguentemente dovuta dal ricorrente la sola somma pattuita quale prezzo del bene, detratti gli importi già corrisposti a fronte di alcuni addebiti RID, ed escluso ogni altro onere a suo carico;
  • condanni l’intermediario [e il fornitore del bene] al risarcimento dei danni subiti per  il pagamento della parcella dell’avvocato che ha seguito la fase del reclamo (€ 500,00), per fotocopie, raccomandata a/r e telefonate (circa € 80,00), e al risarcimento equitati vo di € 3.000,00 per i danni dovuti a tutto il tempo perso per far fronte alla situazione descritta;

si è inoltre riservato di quantificare ulteriori e più gravi danni morali  e  materiali  ove  il  suo  nominativo  risultasse  indebitamente  inserito  nei sistemi di informazione  creditizia.

La  convenuta  chiede di respingere la domanda   risarcitoria.

DIRITTO

Il ricorrente ha concluso con l’intermediario finanziario un contratto di finanziamento su modulo prestampato. In occasione della conclusione del contratto ha però insistito per l’inserimento di una clausola aggiuntiva, con la quale si riservava il diritto di estinguere il finanziamento in via anticipata entro il 31 dicembre 2012, “senza alcun onere”. Ai sensi dell’art. 1342 comma 1 c.c., nei contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari, predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, le clausole aggiunte al modulo o al formulario prevalgono su quelle del modulo o formulario qualora siano incompatibili con esse, anche se queste ultime non sono state cancellate. Si deve pertanto ritenere che la clausola aggiunta al contratto prevalga sulle restanti clausole. Il ricorrente si è pertanto correttamente riservato il diritto di estinguere anticipatamente il contratto, senza che gli potessero essere addebitati oneri ulteriori. Bisogna peraltro rilevare che il diritto di estinguere anticipatamente il contratto di finanziamento risulta già direttamente dalla legge e in particolare dall’art. 125 sexies t.u.b. Dunque la clausola inserita dal ricorrente nel contratto opera semplicemente come pattuizione che ribadisce quanto già previsto dalla legge. Il ricorrente dispone senz’altro del diritto di estinguere anticipatamente il contratto di finanziamento. Il ricorrente si è offerto in più occasioni e con più modalità di estinguere anticipatamente il contratto mediante pagamento dell’intera somma dovuta senza oneri aggiuntivi prima del 31 dicembre 2012, possibilità che è stata fortemente ostacolata e di fatto impedita dall’intermediario. Detto comportamento dell’intermediario non appare in linea con i canoni di diligenza, correttezza e trasparenza che devono caratterizzare il suo comportamento nei confronti dei clienti e, sotto questo profilo, si è reso inadempiente. Anche nella fase estintiva del rapporto le parti devono cooperare secondo buona fede al fine di consentire il soddisfacimento dei reciproci interessi. In quest’ottica, è censurabile anche il fatto che il nominativo del ricorrente sia stato segnalato presso una banca dati finanziaria, essendo detta segnalazione conseguenza non tanto dell’incapacità di pagamento del finanziato quanto piuttosto della carente collaborazione del finanziatore nel consentire la pronta estinzione del rapporto contrattuale. Bisogna peraltro dire che, seppure con una certa lentezza, infine è stato consentito al ricorrente di rimborsare anticipatamente il finanziamento.

P.Q. M.

Il Collegio accerta il diritto del ricorrente ad estinguere anticipatamente il finanziamento ricevuto, accerta l’inadempimento dell’intermediario che ha rifiutato l’estinzione anticipata e non accoglie la parte residua del ricorso.

 

Il Collegio dispone inoltre, ai sensi della vigente normativa, che l’intermediario corrisponda alla Banca d’Italia la somma di € 200,00, quale contributo alle spese

della procedura, e al ricorrente la somma di € 20,00, quale rimborso della somma

versata alla presentazione del ricorso.

IL PRESIDENTE

 ANTONIO GAMBARO

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A.B.F decisione N. 1330 del 05 marzo 2014, Collegio di Milano
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A.B.F decisione N. 1330 del 05 marzo 2014, Collegio di Milano
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Il diritto di estinguere anticipatamente il contratto di finanziamento risulta dalla legge in particolare dall’art. 125 sexies t.u.b. L’intermediario pertanto non può in alcun modo rifiutarsi od ostacolare ciò che al cliente viene riconosciuto di diritto. “(…) detto comportamento dell’intermediario non appare in linea con i canoni di diligenza, correttezza e trasparenza che devono caratterizzare il suo comportamento nei confronti dei clienti (…) anche nella fase estintiva del rapporto le parti devono cooperare secondo buona fede al fine di consentire il soddisfacimento dei reciproci interessi”
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